Irikan - La Voce del Legno

by Matteo Toso

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about

Irikan La voce del legno, nasce come laboratorio di percussioni e musica in generale, aperto a qualsiasi idea e genere.

Il laboratorio è di casa a Saccafisola (Venezia), ormai denominata l'isola della rumba o dei tamburi, Lo studio delle percussioni ha portato inevitabilmente ad approfondire ritmi, canti e culture dell'Africa.

La gioia di fare un disco nasce seguendo un progetto che ha unito culture diverse nonostante l'ispirazione venisse da un evento storico come la tratta degli schiavi dall'Africa verso altri continenti.

Fondendo culture, linguaggi, colori, musica, nasce un qualcosa di diverso, che dimostra che la musica rimarrà sempre un unico linguaggio universale.

Oggigiorno siamo testimoni di eventi altrettanto drammatici che ci fanno capire come nonostante il passare del tempo nulla cambi, ma coscienti del fato che comunque da qui nasceranno nuove idee, musiche e linguaggi.

credits

released May 27, 2017

Matteo Toso: Djembe, Kenkeni, Sangban, Dununba, Shekeré, Bell, Congas, Surdo, Saabar, Cajon, Cori.

Emiliano Alberti: Basso (3, 5, 7) Cori (8)
Claudio Gucchierato: Voce, Berimbau (3).
Sara Versolato: Pandeiro, A Go Go (3).
Kodou Ndiaye Bassene: Voce, Cori (4)
Josmil Baldin Ramirez Neris: Voce (5, 7).
Diletta Bibbò: Chitarra Classica (5, 7).
Maurizio Tiozzo: Chitarra e Tres Cubano (7).
Federico Nalesso: Pianoforte (7).
Mattia Passadore: Voce (8).

Registrato, mixato, masterizzato da Redfishblues Records.

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RedFishBlues Records Venice, Italy

Redfishblues è un’etichetta discografica indipendente e libera.

I dischi prodotti dalla Redfishblues sono liberamente ascoltabili in streaming sul sito, aderiscono alle caratteristiche del creative commons senza fini di lucro, ed è possibile scaricare il prodotto finito al prezzo di un’offerta libera, come qualunque artista di strada farebbe. ... more

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Track Name: Berimbau de Ouro
O meu berimbau de ouro, minha mãe, eu deixei no Gantois
O meu berimbau de ouro, minha mãe, eu deixei no Gantois
É um gunga bem falante que dá gosto de tocar

Eu deixei com Menininha para ela abençoá
Amanhã as sete horas p'ra Bahia vou voltar
Vou buscar meu berimbau que deixei no Gantois, Ha! ha!

Eh a capoeira, camará
Ai ai Aide
Joga bonito que eu quero ver
joga bonito que eu quero aprender
Joga bonito que eu quero ver
Joga bonito que eu quero aprender

Angola ê, Angolá, Angola ê mandigueira, Angolá
Vou mimbora pra Bahia amanhã eu vou pra la
Vou jogar a capoeira no mercado popular

Paranaê, paranaê, paraná
Vou mimbora, vou mimbora como ja disse que vou paraná
Paranauê, Paranauê

Vim lá da Bahia pra lhe ver
Vim lá da Bahia pra lhe ver
Vim lá da Bahia pra lhe ver
P'ra lhe ver, p'ra lhe ver, p‘ra lhe ver
Track Name: Dianbadon
Yuruho​ dutto serlle
Bandero Layla be kumalema
Yuruho dutto serlle

Naaro na fano dimba ye
mama, Africa Layla be kumalema
Yuruhoo dutto serlleee

Dauda Sane kulobutee,
kulobutee ntebenon naa,
nikynako bino balla,
Barree binobala note mussullaa.

Yuha yiha ooh yuha yoo,
Yiha ooh o uuhaa.

Yihaa ooh o uuhaaa
Yihaa ooh o uuhaaa
Yihaa ooh o uuhaaa
Yihaa ooh o uuhaaa.
Track Name: Canela En Rama
Yo que nunca supe llegar a mi hora
hoy me quedé esperándote.
Y aunque diga mi oculista
que tengo muy mal la vista
hoy me quedé mirándote.

Y pese a que el insomnio me desvela cada noche
hoy me quedé; soñándote...

Yo que hablo hasta debajo del agua
hoy me sorprendí escuchándote.
Y aunque de puro cobarde
siempre he sido pacifista,
hoy te luché;
y te gané.

Yo, que siempre he sido de poner tierra por medio
hoy te vi, y me quedé.

Aunque soy alérgico a la franela me quedé en tu cama.
No combinan mis cortinas con tus entretelas
y aún así hoy cocino en tu cocina, corazón;
canela en rama.

Hoy cocino en tu cocina, corazón.

Yo que siempre fui animal nocturno
hoy me quedo a ver amanecer.
Y yo que siempre fui rockero
hoy te canto por boleros
ay "si tú me dices ven"...

Yo que siempre he huido de las modas
hoy visto Pret a Porter.
Son las cosas de la vida,
son las cosas del querer.
Yo venía de visita,
yo venía de visita y me quedé.

//Aunque soy alérgico a la franela me quedé en tu cama.
No combinan mis cortinas con tus entretelas
y aún así hoy cocino en tu cocina, corazón//
canela en rama.

En tu cocina, corazón, canela en rama
En tu cocina, corazón.

Yo que nunca supe llegar a mi hora
hoy me quedé esperándote.

© El Kanka
Track Name: Confesión
Confieso ..
haber perdido el juicio,
haber catado el vicio,
haber alzado el vuelo.

Confieso ..
haber mordido el polvo,
haber tocado fondo,
haber besado el suelo.

Confieso que ..
me equivoqué más veces que acerté,
que quise ser lo que no era.

Confieso que ..
más de una vez,
al verte me cambié de acera.

Confesión, confesión que tiro al viento.
No estoy buscando redención,
no me arrepiento.

Confesión del pecado inconfesable,
de haberte querido tanto ..
me confieso culpable.

Confieso ..
que no te he perdonado
que me hayas olvidado
en tan poco tiempo.

© El Kanka
Track Name: María Rafaela
¡Güiro! ma, ma
Bom bom boró
Naná

Ay,
Campana tín-tín-tín,
campana tán-tán
(bis)
Galán-galán,
se quema la Maya
(bis)

Coro: Campana tín-tín,
campana tán-tán
(bis)
Galán-galán,
se quema la Maya
(bis)

¡Güiro! ma, ma
Montero,
¿Que dirá el fogón de leña
Que allá en la choza dejé?
Ay Díos,
porque hay tiempo que no ve
a su torturada dueña
Ya que alcohol no desempeña
su labor porque jamás
la vieja será capaz
de dejar el beneficio
del confortable edificio
y el limpio fogón de gás

Güiro, Dejé olvidada la choza
sin baño, corriente, ni agua
Montero, desde mis paredes de yagua
alumbradas con chismosa
En mi edificio se goza
de una limpieza integral
Porque el cambio ha sido tal
que no sufro enfermedades
ni hago mis necesidades
allá por el platanal

Bom bom boró, Naná

Ay, María'faela, María'faela
Mogba tiene un batá, hasta mañeñe

Coro: María'faela, María'faela
Mogba tiene un batá, hasta kañeñe

Mogba tiene un batá

Coro: Hasta kañeñe

¡Güiro! Laye-Laye-Laye como yo
China de oro
Laye-Laye-Laye como yo
Kamanyoro

Coro: Laye laye laye como yo
China de oro
Laye laye laye como yo
Kamanyoro

Bembere Changó ya, Changó ya bembé

Coro: Bembere Changó Oyá
Track Name: Saka
"Non ci era neanche permesso parlare la nostra lingua a scuola, veniva chiamata "vernacolare", l'inglese era la vera lingua che dovevi parlare a scuola, tutto era in inglese. Con ciò che ci insegnavano a scuola nessuno stava pensando se dovessimo essere Africani o no, accettamo il fatto di essere inglesi e chiunque fosse andato in Inghilterra era considerato un maestro, così tutti vollero andare in Inghilterra per tornare a casa per essere tale.

Non ci avevo mai pensato, essere Africano in questi termini non significava niente per me, fino a molto più tardi nella mia vita. Fu in Inghilterra che iniziai a sentire la consapevolezza di come essere un Africano Per la prima volta, mentre ero in Inghilterra, pensai: "Oh, wow, non piacciamo molto a queste persone bianche!" Questa fu la mia esperienza quando cercai di affittare una stanza, all'epoca si poteva leggere sul giornale in Inghilterra: casa in affitto, no gente di colore, no cani. Mi dava molto fastidio, e anche a molti altri studenti.
Nel periodo da studente in Inghilterra iniziai ad essere cosciente di come essere un Africano, ma non avevamo niente da offrire come Africani perchè ci veniva insegnato in inglese.

Ora, ho nominato la democrazia, un inglese nella sua lingua direbbe: demo-cracy, ma se un africano lo vuole dire in un inglese aprossimativo, dirà: Demo-cree-cy. Così ho pensato alla parola ed ho detto: demo-crasy, ed ho visto la pazzia (craziness), ed ho detto che non posso dire alla mia gente che democrazia non è realmente quella parola, in realtà è pazzia, così ho iniziato a cantare, ho iniziato a pensare a questa parola, democracy, crazy demo, dimostrazione di pazzia, poi sono diventato un po' più serio perché sapevo che la gente avrebbe riso, così ho pensato: se non è pazzia, come mai in Africa più passa il tempo più le cose peggiorao, i poveri piangono, i ricchi fanno casino.

Democrazia, dimostrazione di pazzia.
Track Name: Marakadon
Cari fratelli, col sostegno di tutti, potremo fare la pace a casa nostra.Potremo anche usare le sue immense potenzialità per sviluppare l’Africa, perché il nostro suolo e il nostro sottosuolo sono ricchi. Abbiamo abbastanza braccia e un mercato immenso, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Abbiamo abbastanza capacità intellettuali per creare, o almeno prendere la tecnologia e la scienza in ogni luogo dove si trovano.Signor presidente, facciamo in modo di realizzare questo fronte unito di Addis Abeba contro il debito. Facciamo in modo che a partire da Addis Abeba decidiamo di limitare la corsa agli armamenti tra paesi deboli e poveri. I manganelli e i macete che compriamo sono inutili. Facciamo in modo che il mercato africano sia il mercato degli africani. Produrre in Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa. Produciamo quello di cui abbiamo bisogno e consumiamo quello che produciamo, invece di importarlo.Il Burkina Faso è venuto a mostrare qui la cotonnade, prodotta in Burkina Faso, tessuta in Burkina Faso, cucita in Burkina Faso per vestire i burkinabé. La mia delegazione ed io stesso siamo vestiti dai nostri tessitori, dai nostri contadini. Non c’è un solo filo che venga d’Europa o d’America. Non faccio una sfilata di moda ma vorrei semplicemente dire che dobbiamo accettare di vivere africano. E’ il solo modo di vivere liberi e degni.

La ringrazio Signor presidente.

Patria o morte, vinceremo !